Città di BorgomaneroIl Contato del Canavese

06 Novembre 2017 ore 21

Teatro Nuovo

Simone Cristicchi

Il secondo figlio di Dio

Vita morte e miracoli di David Lazzaretti

di Manfredi Rutelli e Simone Cristicchi
luci Cesare Agoni
musiche originali Simone Cristicchi e Valter Silviotti
scene e costumi Domenico Franchi


regia di Antonio Calenda
Produzione Ctb Centro Teatrale Bresciano Coproduzione Promo Music

Lo spettacolo si inserisce nel solco tracciato da Magazzino 18, primo esempio di un genere nuovo che con Simone Cristicchi abbiamo voluto definire “musical civile”. Ed è proprio grazie al raro talento di Simone che è nato Il secondo figlio di Dio. Anche in questo spettacolo,infatti, la canzone dal vivo appare nelle vesti di testimonianza alta, che scopre la sua dimensione epica come strumento di di racconto di grandi accadimenti. E come nell’epica classica, anche qui è un aedo, un cantore, a farsi portavoce di una storia mitica, cioè che ha a che fare con le origini e con l’identita’ di un popolo.
Davide Lazzaretti, detto “il Cristo dell’Amiata”, è il protagonista di una straordinaria vicenda ignota ai più, “una storia che se non la senti non ci credi, e se non te la raccontano, non la sai”, ambientata all’indomani dell’Unità d’Italia e che nel racconto diventa rappresentativa delle condizioni di vita di buona parte del nascente popolo italiano. Una situazione esistenziale segnata da un lato dalla povertà, dallo sfruttamento e dall’oppressione da parte dei poteri forti (Chiesa, Stato e potenti locali) e dall’altro da una fervente religiosità che veicola le istanze di riscatto e giustizia sociale dei diseredati. In tal senso, Il secondo figlio di Dio rivela anche la sua appartenenza al filone della tragedia, perché porta in scena un dolore che sembra consustanziale alla condizione umana, prigioniera della sua stessa imperfezione: “da che mondo è mondo, cos’è che ha sempre impedito la creazione di una società perfetta? L’invidia, l’egoismo, l’ambizione”. E David Lazzaretti, oltre che un secondo Cristo, è anche un novello Prometeo, che offre agli uomini il fuoco di una verità troppo scomoda per essere accettata dai potenti: che gli esseri umani sono tutti uguali e che bisogna vivere secondo regole di equità e giustizia. E perciò gli “dei”, coloro che governano i destini dell’umanità, lo puniscono.
La figura di David Lazzaretti ha quindi i lineamenti “tragici” eterni del capro espiatorio, ma pratica verità fortemente contemporanee. Riconosciamo infatti in questo barrocciaio della seconda metà dell’Ottocento, un formidabile anticipatore di istanze che sono a pieno titolo odierne, come la parità di genere, e che paiono quasi profetiche nella loro visionarietà, come ad esempio la prefigurazione degli stati uniti d’Europa.
Impossibile infine non citare come referente il teatro di Brecht, oltre che per la portata civile del testo, per l’uso del canto come veicolo di un accento critico ed emozionale che dilata l’afflato del racconto.
 

 

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